9 Jan 2018 alle 22:30
Club, persone, storie. L’intervista a Lorenzo Calvio.
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Ci sono personaggi che navigano nell’ombra, lontano dalle copertine o dagli allori del mondo notturno, eppure fanno della loro passione per la musica la rotta costante su cui puntare la barra del proprio timone. Prendete Lorenzo, dj e resident in passato di varie realtà in città, è un ottimo producer già uscito su label di un certo spessore e, in più, proprietario di uno dei locali che catalizzano la movida in zona Sempione-Arco Della Pace. Proprio per questo ci piace: senza troppo “lodarsi e imbrodarsi”, Lorenzo è un artista in crescendo e allo stesso tempo un attore protagonista della Milano notte.

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EH – Ciao Lorenzo, conosciamo benissimo la tua disponibilità, quindi ne approfittiamo un po’ per farti qualche domanda. Partiamo dalle curiosità: sappiamo che in passato sei stato una promessa calcistica in erba. Cosa ti ha fatto poi prendere un’altra strada, rispetto a quella del pallone? Ti è mancato il Mino Raiola di turno o altro?

LC - Il legamento crociato del mio ginocchio sinistro che ha deciso di rompersi per ben tre volte. Unico rimpianto di una carriera che comunque mi ha portato a essere professionista per 10 anni collezionando più di 200 partite in serie C.

EH – Lo sport e il calcio sono una passione molto forte, soprattutto in Italia. Ma per un artista come te, anche la musica lo è. C’è, nella tua esperienza personale, un nesso o un insegnamento che hai tratto dal tuo passato sportivo e che oggi ti aiuta ad affrontare il tuo approccio con la musica?

LC - Certo che sì. Il calcio mi ha insegnato che non ci sono mai partite più importanti di quelle che giochi con te stesso e quindi, quando hai dato tutto ciò che avevi da dare, hai vinto comunque la partita, indipendentemente dal risultato.

EH – lo abbiamo detto prima: dj, producer, proprietario di un locale… sicuramente, trovare il tempo per tutto non è cosa facile. Cosa ci vuole: convinzione, entusiasmo, altro? Dacci la tua ricetta per canalizzare le energie in più direzioni.

LC - Banalmente è sempre tutto legato alle motivazioni, a quella voglia di fare che mi sento dentro e che, fortunatamente, ho avuto la possibilità di alimentare in quelle che sono le mie passioni.

EH – Entriamo nello specifico, partendo dal djing. Hai fatto stagioni come resident per diverse realtà di Milano, come Stardust e 4cento ad esempio, oltre ad apparizioni in Italia e all’estero. Raccontaci brevemente la tua “gavetta” dietro la consolle.

LC - Tutto è iniziato casualmente quando, aprendo il Kitsch – il locale di Lorenzo - ho pensato di comprare una consolle per le feste che avevo in mente di organizzare di tanto in tanto. Poi una volta presi lettori e mixer, la curiosità di capire come funzionavano quegli oggetti “misteriosi” mi ha spinto a provarli, ritrovandomi schiavo in men che non si dica dell’arte del djing prima e delle produzioni dopo.

EH - Qual è stata la serata per cui hai suonato dove ti sei detto: “che party bomba”? Quali emozioni hai provato?

LC - Indubbiamente una data a Vieste, dove mi sono trovato a suonare su una spiaggia davanti a 5000 persone in un’atmosfera che definirei molto vicina alla perfezione per feeling con il pubblico, sound system, feedback durante e dopo il set.. Insomma: “Che Party Bomba!”.

EH - Situazione più buffa di cui sei stato protagonista suonando ad un party (promettiamo che non ci sarà censura eheh)?

LC – Beh, anche qui non ho dubbi: quando sono arrivato in console e... mancavano i cdj!!! C’era solo il mixer “perchè suonano tutti col computer”. Ora rido, ma al momento l’arrabbiatura fu colossale.

EH – Passiamo al tuo “Io” producer. Ti stai concentrando molto su questa realtà e sappiamo che vanti già diverse uscite chartate in maniera più che positiva. Dopo l’approdo a Moodmusic, l’ultimo tuo lavoro, realizzato insieme ad Anchor Acres e remixato da Jinadu, “Changes”, è uscito a luglio su Suara. Cosa ti dà in più la realtà di produttore rispetto a quella di semplice dj?

LC - Sono due “sport” completamente diversi: la produzione non ha eguali dal punto di vista della soddisfazione e dell’introspezione che ti regala quando sei solo nel tuo studio e devi creare qualcosa da zero. Ma anche il djing mi piace parecchio e far ballare le persone mi emoziona molto, specialmente quando riesco allo stesso momento a fargli fare quel piccolo viaggio, da sempre il mio obiettivo principale quando metto musica da qualche parte.

EH – Come sviluppi un’idea, un’ispirazione iniziale e la realizzi poi in una traccia completa?

LC - Il processo cambia ogni volta e dipende da stati d’animo, inclinazioni personali e altre varianti che rendono le produzioni un mondo così affascinante e stimolante.

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EH – Avere il tuo nome su Suara è già di per sé motivo di soddisfazione, ma sappiamo che non ti vuoi fermare qua. Hai qualche chicca nascosta in caldo, o vuoi anticiparci qualcuna delle tue prossime release?

LC – Sì! A breve uscirà un ep su Constant Circles (UK): due original con due remix strepitosi di Atelier Francesco (Cocoon), e Just Her (Stil Vor Talent)!

EH – Andiamo in territorio imprenditoriale ora. Cos’è il Kitsch per te (oltre al tuo locale e lavoro, ovviamente)? Un punto d’incontro? Una finestra sulla notte? Un sogno?

LC - Il tentativo di portare la mia filosofia di vita nella conduzione di un bar serale: contrastare apertamente quella commercialità finta che molto spesso ritrovo nella quotidianità milanese, ma che purtroppo stiamo esportando anche all’estero.. Dura ma non mollo!

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EH – Quali sono le difficoltà nel gestire oggigiorno un locale nel pieno della movida, dovendosi relazionare anche con il rispetto di regole e norme a volte forse un po’ asfissianti? Credi che l’impresa nel settore notte/intrattenimento sia agevolata o ostacolata a Milano? Dove eventualmente si può migliorare?

LC - La semplificazione delle regole dovrebbe essere il primo punto. E mettere persone che sappiano di cosa si sta parlando a fare le norme che regolamentano questo settore è fondamentale.

EH – Sono più le influenze positive che la tua sfera creativa musicale ha sulla realtà da imprenditore o i benefici che la concretezza del fare impresa applichi nell’organizzare il tuo lavoro artistico? Sì, lo so, Marzullo sarebbe fiero di noi…

LC - Direi che il rapporto è molto equilibrato.

EH - Veniamo un po’ alle cose succose (per noi) e scomode (per te): progetti lavorativi immediati e futuri. Ci puoi rivelare qualcosa sia per ciò che concerne la musica che relativamente al locale?

EH – L’obiettivo per la musica è arrivare ad uscire su altre label importanti e preparare un live da proporre al pubblico, mentre per il Kitsch sarei tentato di aggiungere un servizio di ristorazione che accompagni i drink.

EH – Identificati in un motto: quale e perché?

LC - “Alla fine tutto si aggiusta e se non si è ancora aggiustato è perchè non siamo alla fine”.

EH – Il saluto finale: come da tradizione ti chiediamo di scegliere una traccia con cui chiudere questa chiacchierata. Stupiscici.

LH - Basti Grub & Mike Trend - Hang Over

EH – Grazie Lorenzo, ci vediamo presto per un Negroni al Kitsch!

LC - Con piacere grazie e a presto.

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