9 Nov 2017 alle 13:55
Milano da (ri)scoprire, alla ricerca dei club del passato – parte prima
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Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Perché citiamo il postulato di Lavoisiser? Beh, perché il concetto vale anche nelle notti metropolitane. Mode, tendenze e musica evolvono e mutano ma sono sempre riconducibili a un filo conduttore che parte dal passato e proietta al futuro. Allo stesso modo la città e le strutture del divertimento cambiano, si adattano, subiscono metamorfosi e, a distanza di anni, si potrebbe far fatica a riconoscere ciò che è stato e trovare un nesso con ciò che è. Ma percorrendo il filo a ritroso si riscoprono luoghi, fatti e persone. Si potrebbe quasi chiamarla “archeologia del clubbing”, ma non vogliamo fare un’analisi troppo sociale e storica, semplicemente dare lo spunto per un itinerario di ricordi per scoprire angoli di Milano che molti non hanno vissuto e altri hanno dimenticato.

Facciamo una piccola premessa: guardando ai numeri dei gloriosi anni ’80 e ’90, il trend di club e discoteche è in palese ribasso: se in Italia rispetto alle 5000 licenze di circa 10/15 anni fa, si parla ora di un dimezzamento, a Milano i dati sono solo leggermente meno impietosi. Si parla infatti di un calo di un terzo dei locali con licenza da ballo, dai 113 del 2003, contro i 78 del 2017 (dati Epam, associazione dei pubblici esercizi dell’Unione del commercio). Se ampliamo poi il raggio alla realtà europea o internazionale, l’andamento si rispecchia in una contrazione generale del mercato del club piccolo-medio, a favore invece dei big event: si concentra di più il divertimento, massificando offerta e prodotto e, chiaramente, anche profitto. Non è un caso che ad esempio, piazze trainanti come New York o Londra, seppur con cifre diverse, soffrano di uguali problemi. Milano non è da meno, sono scomparsi dalle piste circa 700mila nella fascia d’età 25-34 (dati Istat). Per non parlare di affitti, crisi, normative sempre più pressanti. Va però detto che c’è comunque linfa vitale, sia da parte di chi investe, magari adottando formule nuove, che da parte del cliente, con l’apertura a fasce anagrafiche più giovani, che anni fa raramente partecipavano al mondo notte cittadino. Che poi questo sia un bene o un male, non è nostro interesse qua dirlo.

Detto questo quindi, è tempo di riscoprire qualche famoso “antenato” del clubbing meneghino odierno, partendo dai fine ’70, attraversando la Milano da bere e quella degli anni novanta, dove sono inziati i primi segnali di crisi. Un ordine sparso di nomi, seguendo un itinerario sulla mappa cittadina, più che un ordine cronologico, per una passeggiata alla ricerca del club perduto!

CENTRO CITTà

Partiamo dal cuore, zona Duomo. Il Santa Tecla lo trovavi proprio all’ombra della Madonnina, in via Santa Tecla 3. Aperto nel 1951, nei primi due decenni di vita è stato punto di riferimento cittadino per la musica jazz e il cabaret (Gaber, Jannacci e Celentano sono passati sul suo palco), per poi passare dagli anni settanta a discoteca in auge per una clientela chic. Distrutto da un incendio negli anni ’90, ha poi reinaugurato nel 2006 come Santa Tecla Cafè, un club ricercato ed intimo, che ha ospitato party interessanti e anche ospiti internazionali. Gli ultimi ad esibirsi, tra il 2012 e il 2015 sono stati Ben Westbeech, Lee Foss, Benjamin Diamond, Jacques Renault, fino agli ultimi party della crew di Punks Wear Prada sul finire 2015.

Pochi passi e siamo nella caotica via Torino. Nello slargo di Piazza Santa Maria Beltrade, al civico 2, sorgeva un altro dei famosissimi locali notturni di Milano, l’Astoria. Anch’esso nato negli anni ’50 e vissuto per lo più come night club e cabaret, ha sfornato diverse vedettes famose e negli anni ’80 ci trovavi, tra le spogliarelliste, Laura Kelly, al secolo Maurizia Paradiso. Negli ultimi anni ha vissuto vicende alterne, riattata più volte a club disco, senza però risucire a trovare vita stabile, è ormai da anni chiusa e nei suoi locali si vendono sneakers. Quelle di Treesse, che ha preso lo spazio per la sua attività commerciale, lasciando alle pareti qualche foto nostalgica di quello che era una volta il glorioso Astoria.

astoriaclub

In zona altri nomi sono ormai sepolti da anni, come quello dell’Ipotesi, discoteca molto in voga negli anni ’90 che si trovava in Piazza XXIV maggio al numero 8, o l’Underlinea in San Babila, o ancora il Vogue, in Via Carducci, zona Magenta, che era tra i locali notturni più cool della Milano da bere, i cui clienti erano spesso protagonisti del jetset e VIP. Di tutte queste realtà del pieno centro, rimane oggi ancora attiva solo il Nepentha insieme alla Porta d’Oro (entrambe in Piazza Diaz). Il resto o è scomparso e è storia recente.

Non troppo lontano, zona Bocconi, il protagonista di molte notti è stato quello che oggi è il Limelight, ma che per molti ha vissuto i suoi anni più gloriosi sotto il nome Propaganda. Un ex cinema, divenuto poi Teatro Cristallo (inaugurando nell'84 con il "The Rocky Horror Show" e ospitando anche importanti concerti jazz, tra cui quello di Dizzy Gillespie nell'85)  adibito poi a discoteca e spazio eventi con una capienza di circa 2000 persone, il locale di via Castelbarco è stato sede di grandi eventi e concerti. Un inizio con il nome City Square, quindi il Propaganda, una breve parentesi con il nome C-Side e poi il passaggio da circa 10 anni, a Limelight. I fasti del passato sono però, almeno finora, un ricordo che aspetta di essere rispolverato.

cristallo - facciata del city square fine anni 80 - willy

GARIBALDI

Ci spostiamo in una zona decisamente più movimentata dopo il calar del sole, quella di Corso Como, che molti anni fa era quasi considerata malfamata, salvo poi venire rivalutata come polo del divertimento notturno e, con la recente realizzazione del nuovo quartiere, uno dei fiori all’occhiello della nuova Milano. Tanti sono i club che hanno preso vita qui intorno negli anni, molti li troviamo ancora allo stesso posto, altri invece hanno chiuso i battenti anche qui. Il Casablanca, ad esempio: era proprio di fronte all’Hollywood, là dove ora parte la rampa che sale verso piazza Gae Aulenti. Non era poi neanche un granchè da fuori, ma anche qui le starlet pullulavano, ci trovavi grandi tavolate per cena con modelline e vip, il trono di Lele Mora che svettava sulla scena e , sul retro, un piccolo parchetto pubblico del comune con scivoli a cavalli a dondolo per bambini che, prontamente, la sera venivano coperti per non infastidire l’occhio dei clienti. La mattina poi, ci si ritrovava a riassestare il locale e pulire il tutto mentre la nonna portava i bambini con cane al seguito a scorazzare sul praticello adiacente. Uscendo da lì e percorrendo via De Tocqueville, se giri a sinistra in via Bonnet, potrai vedere quello che un tempo era l’ingresso del Gasoline. Club nudo e crudo, di quelli essenziali ma che hanno tutto ciò che serve: una pista buia, un bancone bar e una programmazione per veri nottambuli, per anni è stato tra gli spot all’avanguardia musicale di Milano, anche dopo che ha cambiato nome in Punto G, per poi seguire un declino che lo ha portato alla chiusura definitiva. E anche al numero 11 di via Nino Bonnet, ormai da circa 5 anni, la musica si è fermata.

it-gasolina

Dall’altro lato di Corso Como, sotto a quello che fino a poco tempo fa era il grande Teatro Smeraldo e che oggi è la casa delle eccellenze culinarie italiane, Eataly, sorgeva un altro punto caldo: lo Shocking Club. Si entrava con una lunga scalinata che portava nel “sottosuolo” dello stabile e, dopo il guardaroba, sulla destra, si apriva la pista. Oggi ci trovi i magazzini e i locali di servizio dell’impresa di Farinetti. Con un giro un po’ più largo e qualche minuto nelle gambe arrivi in Paolo Sarpi, main street della Chinatown milanese. Prosegui al 33 e immagina: qui c’era un altro dei nightclub della grande Milano, il Pink Elephant, discoteca in voga già dagli anni ’70, dove ha fatto da resident anche Claudio Cecchetto e che, dopo la chiusura a metà ’90, è divenuto oggi karaoke cinese. Chi avrebbe mai detto: un elefante rosa trasformatosi in un dragone verde!

pink

Continua…

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